A Imola la sfida della guida autonoma: il debutto europeo dell'A2RL

A Imola la sfida della guida autonoma: il debutto europeo dell'A2RL

Leggi intervista al prof Giovanni Pau: la pista, un laboratorio ad alta intensità tecnologica, comprime i cicli di sviluppo e accelera il progresso

Pubblicato: 16 luglio 2026 | Innovazione e ricerca

Una serie di interviste dedicate all’innovazione tecnologica e al pensiero progettuale: esploriamo le storie dietro invenzioni e soluzioni che rispondono a sfide reali. Un’occasione per approfondire processi creativi, approcci metodologici e impatti concreti sul mercato e sulla società.

L'articolo è di Francesca Montuschi, del Settore della comunicazione e informazione del dipartimento.

È ufficiale: il 5 settembre 2026 l'Abu Dhabi Autonomous Racing League (A2RL), il principale campionato internazionale dedicato alle competizioni automobilistiche a guida autonoma, approderà per la prima volta in Europa sul circuito di Imola. Un appuntamento che porterà nel cuore della Motor Valley alcune delle tecnologie più avanzate nel campo dell'intelligenza artificiale applicata alla mobilità. Il principio alla base è semplice ma cruciale: portare la guida autonoma al limite per renderla più robusta, affidabile e sicura nel mondo reale.

A guidare un team nell'A2RL, il professor Giovanni Pau, del Dipartimento di Informatica, Scienza e Ingegneria e direttore tecnico dell'Autonomous Robotics Research Center di Abu Dhabi.  L'obiettivo è vincere, ma soprattutto validare architetture e algoritmi in scenari estremi, dove ogni millisecondo conta. Particolarmente rilevante è l'analisi degli edge cases, scenari rari e imprevedibili che possono verificarsi nel traffico urbano, fondamentali per sviluppare sistemi più robusti e strategie di trasferimento Sim2Real, riducendo il divario tra simulazione e realtà. Le competizioni di veicoli autonomi ad alte prestazioni, come A2RL, rappresentano oggi uno dei contesti sperimentali più avanzati per l'analisi e la validazione di architetture software dedicate alla guida autonoma; la pista diventa un laboratorio ad alta intensità tecnologica, nel quale l'innovazione procede attraverso cicli di sviluppo, test e validazione particolarmente rapidi.

Un elemento chiave della competizione è che tutte le vetture operano su piattaforme tecniche standardizzate: si tratta di Dallara Super Formula SF23, adattate per la guida esclusivamente autonoma. La scelta non è casuale: una storica azienda italiana, eccellenza mondiale nella progettazione e produzione di vetture da competizione,

L’Italia è riconosciuta come leader nel settore del motorsport ad alte prestazioni. Le vetture sono equipaggiate con stack tecnologici dedicati alla percezione e al controllo, che integrano algoritmi di machine learning, sistemi di pianificazione delle traiettorie e architetture sensoriali avanzate. La competizione si svolge in un contesto tecnicamente neutro, nel quale il principale fattore determinante delle prestazioni è l’efficacia dei modelli algoritmici e delle strategie di controllo sviluppate dai gruppi di ricerca.

La competizione costituisce storicamente un potente acceleratore di innovazione tecnologica. La storia dell’automotive insegna che la pista anticipa: è un terreno sperimentale in cui soluzioni possono essere testate in condizioni limite prima di essere progressivamente trasferite alla produzione di serie. E questo vale anche per competizioni a guida autonoma estrema.

L’esperienza della Formula 1 è esemplare: molte innovazioni — dai materiali compositi ai sistemi ibridi, dall’aerodinamica computazionale alla telemetria avanzata — sono state sviluppate o perfezionate in ambito competitivo prima di essere trasferite alla produzione di serie. Una dinamica analoga caratterizza oggi le competizioni di veicoli autonomi, che rappresentano banco di prova per algoritmi di controllo ad alta velocità basati su modelli dinamici non lineari, per sistemi di percezione multimodale integranti LiDAR, radar e visione artificiale, e per architetture decisionali in tempo reale. L’ambiente estremo della gara impone inoltre elevati standard di ridondanza e sicurezza, contribuendo a rafforzare l’affidabilità complessiva delle soluzioni poi destinate all’impiego civile.

La competizione quindi anche un dispositivo metodologico che comprime i cicli di sviluppo, intensifica la selezione delle soluzioni più efficaci e accelera il progresso dell’ingegneria della guida autonoma

Per noi è molto importante vincere – sorride. In gara, ogni millisecondo assume un valore critico. Le vetture affrontano curve al limite dell’aderenza, sorpassi aggressivi e variazioni improvvise del coefficiente di grip, in un contesto in cui l’errore tollerabile è minimo. Se un sistema software riesce a mantenere controllo e stabilità a velocità dell’ordine dei 250 km/h, operando entro vincoli fisici così stringenti, è plausibile ipotizzare che, opportunamente riconfigurato con margini di sicurezza più ampi, esso possa offrire prestazioni di affidabilità superiori nel traffico urbano.

Può sembrare controintuitivo, ma la guida autonoma estrema è un laboratorio privilegiato anche di sicurezza. Giusto?

Esatto. Affrontare in pista condizioni dinamiche limite consente di accrescere la robustezza dei sistemi su strada: le competizioni generano scenari critici e grandi quantità di dati utili all’addestramento di algoritmi più affidabili. Una volta validate in ambiente estremo, le soluzioni possono essere riconfigurate per l’uso civile con margini di sicurezza più ampi e strategie orientate alla minimizzazione del rischio. In questa prospettiva, spingere l’autonomia al limite non significa ridurre la sicurezza, ma rafforzarla attraverso l’analisi sistematica dei casi critici.

Il trasferimento delle tecnologie sviluppate in pista alla mobilità civile presenta sfide rilevanti, di natura sistemica, economica e culturale.

Se è vero che la guida autonoma sicura non è ancora ampiamente diffusa, è altrettanto vero che essa è tecnicamente diffondibile; tuttavia, il passaggio dalla sperimentazione controllata all’adozione su larga scala richiede il superamento di ostacoli strutturali. Un primo limite riguarda i costi per la scalabilità industriale. A tali aspetti si aggiunge una dimensione culturale e percettiva. Attualmente, i sistemi di guida autonoma operano in molti casi a velocità contenute non tanto per limiti intrinseci della tecnologia o delle comunicazioni veicolari, quanto per garantire adeguati margini temporali di reazione in presenza di rischio o imprevisti. La vera sfida ingegneristica e regolatoria consiste dunque nell’estendere tali sistemi a regimi di velocità autostradali elevati, mantenendo livelli di sicurezza certificabili e socialmente accettabili.

Abu Dhabi si è affermata come uno dei principali hub internazionali per lo sviluppo della nuova generazione di sistemi di mobilità autonoma e tecnologie AI-driven. A settembre il campionato A2RL arriverà per la prima volta in Europa, facendo tappa sul circuito di Imola. Un evento storico.

L'emirato ha costruito un ecosistema integrato che combina infrastrutture avanzate, un quadro regolatorio orientato all'innovazione, rapidità nei processi decisionali, piattaforme di sperimentazione di livello internazionale e una forte capacità di attrazione di talenti e partnership globali. L'arrivo della competizione in Europa e, in particolare, in Italia rappresenta un importante ponte tecnologico tra ecosistemi dell'innovazione, favorendo il confronto tra ricerca, industria e sviluppo applicato. Nel corso del weekend il pubblico potrà assistere a una gara dimostrativa con una vettura da competizione controllata esclusivamente da sistemi di intelligenza artificiale, senza alcun pilota a bordo.

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