IEEE WoWMoM 2026: rete, dati e IA, un’unica architettura
Leggi intervista ai professori Paolo Bellavista, Luciano Bononi: non solo trasporto dati, le reti diventano sistemi intelligenti capaci di apprendere, adattarsi e decidere
Pubblicato: 30 giugno 2026 | Innovazione e ricerca
Una serie di interviste dedicate all’innovazione tecnologica e al pensiero progettuale: esploriamo le storie dietro invenzioni e soluzioni che rispondono a sfide reali. Un’occasione per approfondire processi creativi, approcci metodologici e impatti concreti sul mercato e sulla società.
L'articolo è di Francesca Montuschi, del Settore della comunicazione e informazione del dipartimento.
Le reti stanno evolvendo verso sistemi intelligenti, distribuiti e profondamente guidati dal software. Comunicazione, computazione e gestione dei dati non sono più domini separati: convergono all’interno di un’unica architettura, sempre più dinamica e adattiva. Le reti non vanno più intese, pertanto, come semplici infrastrutture di trasporto dei dati: oggi integrano trasmissione, capacità di calcolo e gestione intelligente dell’informazione.
Questo cambio di paradigma è stato al centro di IEEE WoWMoM 2026 (International Symposium on a World of Wireless, Mobile and Multimedia Networks), la conferenza internazionale ospitata recentemente a Bologna e dedicata allo studio delle reti wireless, mobili e multimediali.
All’organizzazione scientifica dell’evento hanno contribuito i professori Paolo Bellavista e Luciano Bononi, del Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria (DISI), rispettivamente nel ruolo di General Chair e Technical Program Committee Chair.
La distinzione tradizionale tra rete e applicazione si fa sempre più sfumata.
«Il cambiamento più rilevante riguarda il ruolo del software. Le reti diventano piattaforme programmabili, ambienti in cui servizi e applicazioni vengono distribuiti, aggiornati e orchestrati su scala globale. La rete non trasmette più solo dati, ma partecipa attivamente alla loro elaborazione: decide come instradarli, dove processarli, quando renderli disponibili. È un passaggio di paradigma che ridefinisce l’intero campo del networking».
L’elaborazione dei dati non è più confinata nei data center, ma si distribuisce lungo l’intera rete: dai dispositivi finali ai nodi edge, fino alle infrastrutture cloud. In altre parole, si elabora dove serve.
«La distribuzione della computazione nasce da esigenze molto concrete, prima fra tutte la latenza. Molte applicazioni — in particolare quelle interattive o in tempo reale — non possono tollerare i tempi necessari per inviare i dati a un data center centralizzato e attendere una risposta».
In questo scenario, il modello edge–cloud si afferma come architettura di riferimento.
«C’è anche un tema di efficienza complessiva del sistema: portare il calcolo vicino ai dati consente di ridurre il traffico di rete, ottimizzare l’uso delle risorse e migliorare la reattività delle applicazioni. Il software, pertanto, non è più centralizzato, ma viene orchestrato dinamicamente nei diversi livelli della rete, in funzione delle esigenze applicative e delle condizioni operative».
L’intelligenza artificiale è ormai una componente strutturale delle reti. Dai contributi presentati a WoWMoM emerge come le reti stiano diventando capaci di adattarsi e prendere decisioni in modo autonomo.
«Gli algoritmi di machine learning vengono utilizzati per gestire le risorse, adattarsi al traffico e alla mobilità, e ottimizzare la trasmissione dei dati. La rete evolve verso forme di autoconfigurazione, diventando capace di individuare anomalie e reagire in tempo reale. Allo stesso tempo, l’AI è una delle principali tipologie di applicazioni che la rete deve supportare: inferenza distribuita, sistemi autonomi, contenuti generativi richiedono prestazioni elevate e bassa latenza. Ne deriva una relazione circolare: l’AI rende la rete più efficiente e intelligente, mentre la rete deve evolvere per sostenere sempre meglio l’AI».
La rete assume un ruolo sempre più attivo nella gestione dei contenuti multimediali. Decide come distribuirli, ottimizza i percorsi e migliora la qualità in tempo reale.
«Tecniche come l’adaptive streaming, il caching distribuito e l’allocazione dinamica delle risorse diventano fondamentali. L’obiettivo è migliorare la quality of experience dell’utente, riducendo buffering e ritardi e garantendo stabilità anche in condizioni di traffico elevato».
Ambienti virtuali, realtà aumentata e metaverso rappresentano un banco di prova, per la quality of experience: introducono vincoli stringenti, innanzitutto in termini di latenza.
«Sì. Gli avatar, ad esempio, veicolano movimenti, espressioni e interazioni. Possono essere controllati dagli utenti o agire come agenti intelligenti. Questo implica la gestione continua di flussi di dati complessi, altamente sensibili alla latenza. Anche variazioni minime possono compromettere l’esperienza dell’utente: la differenza tra centinaia di millisecondi e pochi millisecondi diventa decisiva, segnando il passaggio da un’interazione frammentata a un’esperienza realmente immersiva. Edge computing e intelligenza artificiale operano insieme per garantire sincronizzazione, reattività e scalabilità».
Trasmettere meno dati, più informazione. Cosa si intende per trasmissione “semantica” dell’informazione?
«Significa concentrarsi sul contenuto informativo invece che sulla quantità di dati. In molti casi è più efficiente trasmettere direttamente il significato. Un esempio è la descrizione dello stato di congestione di una strada senza inviare i dati di ogni singolo veicolo. Questo permette di ridurre il traffico di rete, migliorare l’efficienza e contenere i consumi energetici».
Internet of Things e sostenibilità: fattore imprescindibile.
«Sì. L’impatto energetico delle infrastrutture digitali cresce, non solo per il numero di dispositivi connessi, ma anche per il peso computazionale delle applicazioni, in particolare quelle basate su intelligenza artificiale. Diventa quindi necessario adottare un approccio integrato che includa distribuzione intelligente del calcolo (edge–cloud), riduzione del traffico dati - anche tramite approcci semantici - progettazione di protocolli efficienti per dispositivi a bassa potenza e uso adattivo delle risorse di rete».
Perché, in informatica, pubblicare nelle conferenze A * è spesso considerato più rilevante rispetto alle riviste di primo quartile (Q1)?
«Pur non essendo una regola assoluta, si tratta di una specificità della disciplina. Questa centralità è legata innanzitutto alla rapidità di evoluzione del settore: le tecnologie cambiano velocemente e i tempi tipici delle riviste, che possono superare l’anno, rischiano di rendere i risultati meno attuali. C’è poi un tema di qualità e selettività. Le conferenze A * sono altamente competitive, con tassi di accettazione spesso molto bassi, e rappresentano quindi sedi di eccellenza, in cui vengono presentati contributi innovativi e rilevanti. Infine, le conferenze non sono solo luoghi di pubblicazione, ma spazi di confronto diretto: consentono di discutere i risultati in tempo reale, favorendo feedback, scambio tra comunità e sviluppo di collaborazioni. In questo senso, contribuiscono ad accelerare il ciclo dell’innovazione scientifica».
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Immagine generata con AI - ChatGPT
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