PhD Symposium in Computer Science and Engineering: la ricerca è una pratica collettiva
Leggi l'articolo: formare ricercatori e costruire comunità; il dialogo come motore della ricerca
Pubblicato: 17 giugno 2026 | Innovazione e ricerca
Ricerca e didattica generano valore pubblico e partecipazione attiva: eventi e progetti mostrano come l’innovazione – in particolare quella educativa – si traduca in esperienze condivise, pratiche collettive e, più in generale, nella costruzione di comunità, anche scientifiche.
Articolo è di Francesca Montuschi, del Settore della comunicazione e informazione del dipartimento.
Fare ricerca implica la necessità, imprescindibile, di costruire e consolidare comunità scientifiche dinamiche, nelle quali la produzione di conoscenza si intreccia con pratiche di confronto, riflessione collettiva e supporto collaborativo.
In questa prospettiva si inserisce il PhD Symposium in Computer Science and Engineering (CSE) del Dipartimento di Informatica- Scienza e Ingegneria, un’iniziativa giunta alla sua seconda edizione, pensata come momento di sintesi in vista della milestone del “passaggio d’anno” prevista per ottobre 2026.
«La giornata è stata divisa in due momenti: una prima parte dedicata alla comunità scientifica, con focus su strumenti per la ricerca, bibliometria e comunicazione efficace, e una seconda centrata sull’esperienza e sui bisogni dei dottorandi», sottolinea la coordinatrice di dottorato in Computer Science, la prof.ssa Paola Salomoni. «Il Symposio rappresenta uno spazio di dialogo tra pari, nel quale i dottorandi sono chiamati non solo a presentare lo stato di avanzamento delle proprie ricerche, ma anche a esercitare competenze trasversali fondamentali per il percorso accademico, tra cui la capacità di comunicare».
Il prof. Papadopoulos (Malaralen University, Svezia), nel suo intervento Beyond the Slides: Communication and Body Language for Scientists, ha sottolineato, infatti, che «la qualità della ricerca si realizza pienamente solo quando i risultati vengono comunicati in modo consapevole e accessibile». Il professore ha inoltre evidenziato che «un poster efficace non è una versione ridotta del paper, ma un artefatto progettato per essere compreso rapidamente: la domanda chiave da porsi è se un lettore sia in grado di comprendere problema e risultato in venti secondi, anche in assenza dell’autore».
Particolare rilevanza hanno assunto le flash talks session, brevi presentazioni organizzate in sessioni tematiche, che hanno rappresentato un esercizio di sintesi e chiarezza ma, soprattutto, un dispositivo di attivazione del confronto, poiché le discussioni collettive successive hanno favorito connessioni interdisciplinari, interazioni su approcci metodologici e potenziali sinergie di ricerca, contribuendo così a rafforzare la dimensione individuale del lavoro di dottorato in un processo più ampio e collaborativo.
Il programma del pomeriggio ha previsto un momento di approfondimento dedicato ai principi della bibliometria e agli strumenti utilizzati per analizzare la diffusione e l’impatto della ricerca scientifica. I professori Andrea Borghesi, Danilo Pianini e Giovanni Ciatto hanno guidato una discussione sui principali indicatori bibliometrici e sul loro impiego nei processi di valutazione della ricerca, evidenziandone sia le potenzialità sia i limiti. L’incontro ha offerto ai dottorandi l’opportunità di acquisire una maggiore consapevolezza delle dinamiche che regolano la comunicazione scientifica e la valutazione della produzione accademica.
Tra i temi trattati figurano il ranking delle riviste, i quartili, gli strumenti di analisi e le principali basi dati per l’esplorazione della letteratura scientifica. È stato inoltre affrontato il ruolo delle conferenze nel settore informatico e i relativi sistemi di classificazione, come il ranking CORE. Particolare attenzione è stata dedicata al significato degli indicatori di visibilità e impatto, stimolando una riflessione critica sul loro impiego nei diversi ambiti disciplinari. Al confronto hanno contribuito anche la professoressa Silvia Mirri, che ha condiviso la propria esperienza nei processi di valutazione della ricerca, e il professor Papadopoulos, offrendo una prospettiva internazionale sui modelli adottati nel panorama accademico.
Infine, i lavori sono proseguiti con l’intervento di Manuel Andruccioli, rappresentante dei dottorandi e IEEE Student Branch Chair, che ha restituito una lettura interna del percorso di dottorato, mettendo in luce opportunità e strumenti di partecipazione alla comunità accademica. Successivamente, ha guidato lo spazio di discussione aperta, un elemento distintivo del PhD Symposium, in cui i dottorandi hanno potuto confrontarsi direttamente su criticità e bisogni emersi, per poi dialogare con il Board del corso, in un’ottica di feedback reciproco e miglioramento.
Proprio nella direzione di un rafforzamento degli strumenti di accompagnamento al percorso dottorale, la prof.ssa Salomoni ha anticipato in chiusura «tre documenti costruiti a partire dalle esigenze manifestate e dalle domande raccolte da gennaio ad oggi: un insieme di FAQ, uno schema procedurale per i periodi di ricerca all’estero e uno schema tipo per il riconoscimento dei crediti», strumenti che «intendono dare risposte ai bisogni dei dottorandi e, laddove non pienamente risolutive, contribuire comunque a una loro semplificazione».
Il PhD Symposium si configura dunque come un passaggio cruciale nel processo di formazione del ricercatore e promuove una visione della ricerca come pratica collettiva, fondata sul dialogo, sulla reciprocità e sulla costruzione di relazioni accademiche e professionali capaci di estendersi oltre i confini del singolo progetto di dottorato. «L’elemento decisivo, prima ancora che trovare risposte, è formulare le domande giuste», le parole della professoressa Salomoni.